Social Media

40 minuti

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Negli ultimi giorni ho letto davvero di tutto sul caso di Adele De Vincenzi, una mia coetanea morta dopo aver ingerito una pastiglia di ecstasy.
Tutti sui social, i giornali e i telegiornali hanno parlato (giustamente) di quanto sia facile per noi adolescenti procurarci droga e come sempre più ragazzi ne stiano facendo uso, io però voglio soffermarmi sui 40 minuti che sono trascorsi da quando Adele ha iniziato a sentirsi male alla sua morte.
Qualche giorno fa sono andato a guardare il profilo Facebook di Adele e mi è sembrata un’adolescente come tante altre, simile alle ragazze che vedo a scuola o sul pullman. La cosa che però mi ha colpito è stata la quantità di foto con il suo fidanzato. Foto sempre insieme in discoteca, in treno, davanti ad un murales. Due ragazzi davvero innamoratissimi.
Proprio per questo motivo sono rimasto davvero colpito quando ho letto che, mentre Adele lottava tra la vita e la morte, il primo pensiero del suo fidanzato è stato quello di cancellare i messaggi tra lui e lo spacciatore che gli aveva venduto le sostanze. Hai la possibilità di salvare la persona che ami e il tuo primo pensiero è nascondere le prove contro di te?
Posso provare ad immaginare che ti sia passato davanti il tuo futuro, i tuoi piani andati in mille pezzi e l’idea di trascorrere i prossimi anni della tua vita in un carcere, ma perché non provare a salvarla fino all’ultimo? C’era ancora speranza, perché non tentare?
Lo so, fare questo ragionamento a mente lucida è facile, ma avevo queste domande nella mente da troppo tempo. Sempre più spesso vedo persone che sui social ostentano una vita perfetta quando la realtà è totalmente un’altra. Amo i social ma ogni tanto mi fermo a pensare se sia veramente reale quello che vediamo noi ragazzi sui profili Facebook e Instagram dei nostri idoli e dei nostri amici.

Matteo

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